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Tachipirina in allattamento: ecco cosa sapere

Tachipirina in allattamento: ecco cosa sapere

05 Gennaio 2018

Tachipirina sì o no, durante l’allattamento? Recenti ricerche scientifiche danno il via libera alle mamme. Il principio attivo contenuto all’interno della Tachipirina – il paracetamolo – è perfettamente compatibile con l’allattamento al seno.

Niente paura, quindi: le proprietà analgesiche ed antipiretiche della Tachipirina, che permettono di abbassare la febbre, di lenire i dolori fisici come il mal di testa, e di combattere i disturbi influenzali, quali il mal di gola, non sono dannose per la salute del lattante.

C’è però una raccomandazione da non dimenticare: la Tachipirina deve essere assunta nelle dosi corrette – mai superare i 2 grammi al giorno – e nei giusti tempi di somministrazione, con intervalli di circa 8 ore, per non più di 3 giorni consecutivi. Seguendo queste accortezze il farmaco sarà completamente sicuro per le mamme influenzate che stanno allattando e per i loro figli.

Ma non è tutto: la Tachipirina, infatti, è particolarmente indicata e prescritta anche per curare la mastite con febbre, una patologia molto diffusa durante l’allattamento. Prima di ricorrere ad una cura antibiotica, da effettuare previo consulto medico, l'infiammazione acuta della ghiandola mammaria può essere trattata sfruttando le proprietà curative della Tachipirina. Anche in questo caso, per rendere il farmaco innocuo per il bimbo, è fondamentale rispettare tempi, modalità e dosi di somministrazione.

Mamme che volete affidarvi alla Tachipirina per curare i vostri malanni, state tranquille: gli studi parlando di un diluizione del farmaco nel latte inferiore al 2%. Merito del lavoro dell’intestino e dei filtri di assorbimento capaci di ridurre al minimo i rischi per il piccolo, che non risentirà in alcun modo della cura medica. E se volete essere ancora più sicure, assumete il farmaco subito dopo la poppata. In questo modo, i principi attivi della Tachipirina saranno pressoché assenti nel latte assunto da vostro figlio.
I farmaci scaduti fanno male?

I farmaci scaduti fanno male?

03 Gennaio 2018

Vi è appena scoppiato un fortissimo mal di testa e ricordate che, da qualche parte in fondo al cassetto, dovreste proprio avere una confezione di analgesici.

Eccola trovata!

Ma…è scaduta il mese scorso!

Proprio nel momento del bisogno, trovarsi tra le mani un farmaco che ha superato la data di scadenza può far scattare dei dubbi. Cosa fare? Lo butto o lo prendo lo stesso? Farà davvero male?

La data di scadenza di un farmaco: un limite da rispettare sempre

La data di scadenza indicata sulla confezione di un farmaco indica chiaramente il limite entro cui tale medicinale, se conservato correttamente, può essere assunto in modo efficace e sicuro.

Un periodo da rispettare che, solitamente, è compreso tra i 12 mesi ed i 5 anni, ma che può variare notevolmente in base alla modalità di conservazione.

Ho preso un farmaco scaduto: che rischi corro?

A questa domanda hanno risposto le più importanti istituzioni in campo medico e la posizione è unanime: i farmaci scaduti devono essere smaltiti secondo le apposite modalità e non devono essere ingeriti.

Tuttavia, enti rispettabili come la Food and Drug Administration hanno dichiarato che anche farmaci che hanno oltrepassato la scadenza possono non dare effetti collaterali, sempre se conservati chiusi e mantenuti in buono stato. Cosa si intende per mantenimento in buono stato? Significa riporre i medicinali in un luogo asciutto e fresco, assolutamente al riparo dal sole e non esposti a fonti di calore.

Insomma: i farmaci scaduti non vanno presi, per non penalizzare la sicurezza del paziente e l’efficacia del medicinale, ma i rischi per la salute possono non essere sempre gravi.

In caso abbiate assunto un farmaco che ha oltrepassato la validità, consultate subito il medico o chiedete consiglio al farmacista.

Afte in bocca? Ecco i rimedi

Afte in bocca? Ecco i rimedi

01 Gennaio 2018

La stomatite, con la comparsa di afte in bocca, è un fastidio piuttosto comune che riguarda mediamente una persona su 5.

Una patologia non infettiva che si manifesta con piccole ulcere orali, sulla lingua, sul palato o sulla mucosa delle guance.

Il set di fattori che causano la comparsa delle afte in bocca non è ancora definito con certezza. Ad oggi, tuttavia, sappiamo che la stomatite ulcerosa può essere scatenata da:

  • insufficienze nutrizionali (ridotto apporto di ferro e vitamine);
  • debolezza del sistema immunitario;
  • stress;
  • disequilibri ormonali;
  • allergie.

Prevenire le afte orali può risultare complesso a causa della molteplicità di elementi che determinano la loro comparsa.

Ridurre il dolore e prevenire la degenerazione del problema, invece, è più semplice: ecco qualche consiglio per lenire il fastidio e accelerare la guarigione.

Come si curano le afte in bocca

La stomatite è un disturbo che, generalmente, va a risolversi in autonomia nell’arco di 10-15 giorni.

Tuttavia, per alleviare il dolore dell’ulcera in bocca e non interferire con la corretta alimentazione, ecco qualche consiglio.

  1. Intensificare l’igiene orale, per eliminare fonti batteriche e infezioni;
  2. Eliminare dalla dieta gli alimenti infiammanti, come cioccolato, peperoncino e insaccati;
  3. Evitare cibi duri e taglienti (patatine, bruschette), per non peggiorare le lesioni ulcerose;
  4. Applicare, su consiglio del farmacista o del medico, degli specifici gel antisettici o dei preparati a base di acido ialuronico esogeno. Una categoria di prodotti per uso topico che favoriscono l’eliminazione degli agenti infettivi, accelerano il processo di ricostituzione dei tessuti lesionati e formano una barriera protettiva che isola l’ulcera dal contatto con liquidi o alimenti;
  5. Intensificare l’assunzione di vitamina C, aiutandosi se necessario con specifici integratori.
Vaccinarsi contro la polmonite? Pensaci se hai più di 65 anni

Vaccinarsi contro la polmonite? Pensaci se hai più di 65 anni

31 Dicembre 2017

Ogni anno un milione di persone nel mondo muoiono a causa della polmonite: una patologia che, solo in Italia, rappresenta la causa di decesso per 9.000 pazienti.

Solo per avere un metro di paragone, la polmonite provoca il triplo delle vittime degli incidenti stradali e uccide 33 volte in più dell’influenza, colpendo, nel 96% dei casi, pazienti di età superiore ai 65 anni.

Si può prevenire la polmonite? Sì, con l’apposito vaccino: ecco dove trovarlo, a chi è consigliato e chi è esente dal pagamento.

Il vaccino contro la polmonite è in farmacia

In farmacia è disponibile il vaccino contro la polmonite – anti pneumococco - ed è acquistabile gratuitamente dai pazienti che hanno superato i 65 anni.

È proprio questa fascia di persone, più fragili e con un sistema immunitario più debole, ad essere maggiormente esposta al rischio di contrarre la polmonite, sia come conseguenza dell’influenza che come patologia a sé.

In aggiunta, il Sistema Sanitario Nazionale consiglia la vaccinazione anti pneumococco – e la offre gratuitamente – ai pazienti con patologie croniche a livello polmonare, cardiovascolare o diabetico.

La stagione in cui i rischi sono maggiori? Anche se la polmonite colpisce tutto l’anno, il picco di contagi si concentra nei mesi invernali: complice l’arrivo dei virus influenzali, che per il 2018 si preannunciano aggressivi, e il calo delle temperature con conseguenti malattie a carico del sistema respiratorio, è tempo di riflettere su come mettersi al riparo dalle malattie di stagione.

Per difendersi dalla polmonite basta un’unica vaccinazione: somministrando il vaccino coniugato si può preparare l’organismo ed il sistema immunitario a difendersi dall’aggressione virale, per tutta la vita.

Per maggiori informazioni chiedi consiglio al tuo farmacista o al medico di fiducia.

3 consigli per misurare correttamente la febbre con il termometro digitale

3 consigli per misurare correttamente la febbre con il termometro digitale

29 Dicembre 2017

È stagione d’influenza ed è tempo di estrarre i termometri dai cassetti.

Se anche voi vi siete convertiti all’utilizzo del termometro digitale – economico, pratico ed affidabile – ecco qualche consiglio per essere sicuri di misurare correttamente la febbre.

  1. Cosa non fare prima di misurare la febbre

I termometri digitali sono estremamente precisi e possono registrare anche le più lievi oscillazioni della temperatura corporea. Alcune di queste sono causate da comportamenti eseguiti poco prima della misurazione che possono quindi inficiarne il risultato. Bere bevande calde o fredde, fare la doccia, fare sport o fumare possono influenzare la temperatura corporea. Per un risultato affidabile, quindi, evitate queste attività nei 15 minuti precedenti.

  1. Posizionare correttamente il termometro

Nel termometro digitale, la parte che rileva il calore del corpo è il bulbo: una piccola zona metallica lunga appena 0,5 cm.

Se preferite misurare la temperatura sotto l’ascella, abbiate cura di posizionare il termometro in verticale rispetto al cavo ascellare, con il bulbo ben appoggiato alla pelle.

Se preferite la rilevazione orale, posizionate il termometro sotto la lingua accanto ai molari, tenendo la bocca chiusa.

Nei bambini, invece, è consigliata la misurazione rettale: veloce e resistente ai movimenti.

  1. Ogni zona ha la sua temperatura

Ricordate, infine, che ogni parte del corpo ha un grado di calore differente. Una volta iniziata la misurazione in una zona, se volete confrontare l’andamento della febbre durante il giorno, abbiate cura di rilevare la temperatura sempre nello stesso luogo. Quando è febbre? Solitamene le ascelle hanno una temperatura di tolleranza fino ai 36.7 gradi, il cavo orale aumenta a 37, mentre nella zona rettale non è febbre fino ai 37.5.

Per avere altri consigli, chiedete al farmacista: saprà indicarvi tutti i segreti per una misurazione corretta della temperatura con il termometro digitale.

Bava di lumaca: i 4 benefici di un prodotto straordinario

Bava di lumaca: i 4 benefici di un prodotto straordinario

27 Dicembre 2017

Se la sola parola vi fa storcere il naso, dovrete ricredervi: la bava di lumaca è un prodotto naturale dalle incredibili virtù.

Un ingrediente che è diventato recentemente popolare, ma che in realtà affonda le sue radici in epoca antica: già le civiltà romane conoscevano le proprietà delle secrezioni di lumaca e ne sfruttavano i benefici per cicatrizzare le ferite e per curare i problemi gastrointestinali.

Per cosa si utilizza oggi la bava di lumaca?

  1. Per combattere il raffreddore

In farmacia sono disponibili numerosi sciroppi a base di bava di lumaca, che agiscono come fluidificante naturale. Gli enzimi contenuti all’interno dell’estratto di lumaca sciolgono il muco all’interno dei bronchi e ne facilitano l’espulsione. Un toccasana per la stagione invernale, ideale per combattere tosse grassa e naso chiuso.

  1. Per ringiovanire il viso

La bava di lumaca è ricchissima di collagene, acido glicolico, elastina e vitamine A ed E. per questo motivo le creme cosmetiche a base di bava di lumaca disponibili in farmacia sono ideali per ringiovanire la pelle del viso e rendere l’epidermide incredibilmente più soda e compatta.

  1. Per eliminare l’acne

La bava di lumaca ha anche proprietà antisettiche e cicatrizzanti: queste virtù la rendono un alleato prezioso per contrastare l’acne, combattere i batteri – purificando ed esfoliando – e sfiammare la pelle irritata in modo efficace.

  1. Per rimuovere le smagliature

In farmacia sono disponibili anche creme a base di bava di lumaca per il corpo, specifiche per rassodare, tonificare, nutrire e svolgere una potente azione contro le smagliature. Un prodotto che piace alle donne, ed in particolare alle neomamme!

Influenza in arrivo? Previenila con i probiotici

Influenza in arrivo? Previenila con i probiotici

25 Dicembre 2017

Se l’idea di prendere l’influenza ti fa venire i brividi, ma di paura e non di freddo, quest’anno gioca d’anticipo: evita il contagio e previeni i malanni stagionali prendendoti cura sin da ora del tuo stato di salute.

Per contrastare efficacemente i virus che durante la stagione autunnale ed invernale diventano più aggressivi, è importante stimolare la produzione di anticorpi e migliorare il sistema immunitario.

Come? Sfruttando la preziosa azione dei probiotici e dei prebiotici.

Ecco qualche consiglio.

  1. Via libera ai fermenti lattici

I fermenti lattici probiotici sono microrganismi attivi, importanti alleati del sistema immunitario. Il loro ruolo? I batteri benefici tengono sotto controllo la crescita di microrganismi nocivi all’interno dell’intestino e contrastano la vita degli agenti patogeni.

Per questo motivo, fermenti lattici efficaci come il Lactobacillus Acidophilus o il Bifidobacterium Lactis arrivano vivi nell’intestino e favoriscono l’equilibrio della flora batterica intestinale, da cui ha origine il 70% delle difese immunitarie.

  1. Integra i prebiotici

Per aiutare l’efficacia dei probiotici, aggiungi alla dieta anche delle sostanze chiamate prebiotiche, che hanno il ruolo di nutrire i microrganismi buoni nell’intestino. I prebiotici, come l’inulina o lo psyllium, sono sostanze di origine alimentare che sostengono la flora batterica intestinale e sono comodamente disponibili in farmacia, spesso direttamente integrati ai probiotici per un potente effetto sinergico.

  1. Sostieni l’organismo con i complessi vitaminici

In caso di carenze specifiche, soprattutto in vista dell’inverno, aiuta il tuo organismo con speciali integratori vitaminici pensati per darti forza proprio dove ne ha più bisogno.

Complessi vitaminici, prebiotici e fermenti lattici probiotici non hanno effetti collaterali e possono essere assunti anche per lunghi periodi.

È per questo che, in vista dell’arrivo dell’inverno e dell’ondata di influenza, è bene iniziare a rafforzare l’organismo dall’interno, preparando il corpo a contrastare la sopravvivenza dei batteri nocivi e dei virus.

Abbigliamento dimagrante: la nuova rivoluzione cosmetica

Abbigliamento dimagrante: la nuova rivoluzione cosmetica

23 Dicembre 2017

Le avete provate tutte: creme, gel, massaggi, fanghi e cerotti.

Ma nulla: la cellulite sedimentata non vuole proprio abbandonare i vostri fianchi.

Preparatevi, perché da oggi l’adipe in eccesso potrebbe avere le ore contate.

Merito della nuova rivoluzione in campo cosmetico, già disponibile nelle migliori farmacie: l’abbigliamento dimagrante.

Di cosa si tratta? Scopriamolo insieme!

Abbigliamento dimagrante: dimagrire vestendosi

Combattere la cellulite da oggi è semplicissimo: basta infilare un paio di leggings o di calze e lasciare che facciano effetto.

Semplicità, efficacia e niente stress: questa è la promessa incredibile dell’abbigliamento dimagrante.

Come funziona?

Attraverso l’azione sinergica di 3 principi:

  • Il principio modellante: la calza cosmetica gode di una speciale compressione graduata che stimola la circolazione delle gambe e favorisce l’eliminazione dei liquidi in eccesso. Le gambe a fine giornata sono leggere e riposate, naturalmente sgonfie e snelle.
  • Il principio termico: la calza a contatto con la pelle stimola la produzione di calore che penetra in profondità e favorisce lo scioglimento dei grassi, anche i più ostili.
  • Il principio cosmetico: ecco la rivoluzione! All’interno del tessuto delle calze dimagranti sono nascoste microcapsule che contengono potenti principi attivi cosmetici formulati per contrastare la pelle a buccia d’arancia. Con lo sfregamento e l’azione continua sulla cute, le capsule contenute nelle calze si rompono e i prodotti snellenti, come caffeina, alga rossa e vite rossa vengono rilasciati e attivati.

I capi di abbigliamento dimagrante sono facilissimi da usare: basta indossarli e dimenticarsene.

Ideali da indossare in casa – anche di notte – sono perfetti anche per un utilizzo quotidiano, come normali indumenti per la vita di tutti i giorni.

In un solo gesto la lotta contro la cellulite è iniziata!

I 3 benefici che non conoscevi del coenzima Q10

I 3 benefici che non conoscevi del coenzima Q10

21 Dicembre 2017

Tutti, o quasi, conoscono gli effetti preziosi del coenzima Q10 nel contrastare i radicali liberi e rallentare il processo d’invecchiamento.

In pochi, però, sanno che il coenzima Q10 è un alleato molto più prezioso per il benessere di tutto il corpo, ed interviene attivamente regolando numerosi processi organici. Alcuni anche del tutto inaspettati.

Volete scoprire perché dovreste aumentare il consumo di coenzima Q10 con una dieta ricca e varia – lo trovate nei cereali, nelle noci, nel fegato e nella soia – e con l’assunzione di specifici integratori?

Eccovi 3 buoni motivi.

  1. Il coenzima Q10 favorisce l’attività cardiaca

Numerose ricerche in campo medico hanno dimostrato che assumere ogni giorno un integratore a base di coenzima Q10 riduce la possibilità di incorrere in attacchi cardiaci o di angina pectoris. Questo principio attivo, infatti, è un antiossidante molto prezioso per il cuore e protegge l’organismo da patologie come infarto, ischemia o arteriosclerosi.

  1. Il coenzima Q10 riduce il rischio di diabete

Sapevate che gli integratori di coenzima Q10 possono migliorare molto la salute del cuore, regolando i livelli di glucosio nel sangue? Secondo numerosi studi, assumere 100 mg di coenzima Q10 ogni giorno favorisce il dinamismo cellulare, migliora la sensibilità all’insulina e aiuta a tenere sotto controllo la glicemia a lungo.

  1. Il coenzima Q10 riduce il colesterolo

Alcune ricerche hanno dimostrato che le persone con elevati livelli di colesterolo nel sangue tendono a scarseggiare di coenzima Q10. Per questo, riportare i livelli di questa molecola essenziale alla normalità è utile per prevenire e trattare la formazione di questo grasso in eccesso, nemico del cuore.

Non aspettare: oggi è il giorno giusto per prenderti cura della tua salute.

Consulta il tuo medico ed il tuo farmacista ed inizia subito a sentirti meglio!
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